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Proverbi su lavori e mestieri

 

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Nei proverbi che parlano del lavoro dei campi si può intravedere una quotidianità di fatiche e sacrifici ma anche una loda alla natura e al Signore che con leggi immutabili rendeva certo e sicuro il compito gravoso dei contadini. La società contadina apprezzava pochi altri lavori, essenzialmente quelli che si ritenevano necessari alla comunità. Il commercio invece e tutto ciò che aveva a che fare con lunghi viaggi e poca stabilità in un luogo erano visti con grande sospetto, lontani com’erano dall’attaccamento alla terra proprio dei nostri Nonni.

Chi cammina lecca, chi sta a casa secca. Lecca è da intendersi come ‘ottiene qualcosa’.

Il lavoro è duro e la terra è bassa. Detto riferito alle fatiche dei campi.

Chi lavora mangia e chi non lavora mangia e beve. Ironico riferimento alla differenza di vita tra i manovali che dovevano lavorare per tirare a campare e i padroni terrieri che anche senza lavorare di fatica potevano permettersi tavole ben più ricche.

Andare a bottega. Si diceva del ragazzo che esercitava il praticantato, l’apprendistato presso le botteghe artigiane dove imparava il mestiere.

Fa i piedi alle mosche. Detto di ammirazione per la maestria e la precisione di un lavoratore, di un artigiano.

Agli impiegati dello stato ogni tanto scappa di lavorare. Detto degli statali, che non hanno mai avuto fama di gran lavoratori.

Gli suda la lingua in bocca. E perciò evita di faticare. Detto scherzoso per chi non ha voglia di lavorare.

Andare a gerla. Detto di chi andava ad aiutare altri contadini ad attaccare all’aratro o al carro una coppia di buoi tramite la gerla, una catena apposita. Significa che si faceva carico di un lavoro pesante, con il patto di poter essere aiutato a sua volta in caso di necessità.

Chi ara terra bagnata, per tre anni l’ha dissipata. Arare la terra quando è bagnata significa rovinarla.

Chi prima arriva, prima macina. Altra versione di Chi prima arriva ben alloggia ma anche dello scherzoso Beati gli ultimi se i primi hanno creanza, che fa il verso alle evangeliche beatitudini sovvertendone il senso e mettendo in guardia l’uomo dal non affrettarsi al provvedere ai propri bisogni perchè chi si affretta prima non ha riguardo degli ultimi.

Quando l’ulivo fiorisce in aprile, le olive si raccolgono in barile. La fioritura in aprile degli olivi è segno di abbondante raccolta.

Chi vuole pane porti letame. Chi deve guadagnare si adatti anche ai lavori più umili e faticosi.

Il contadino che vende letame compra pidocchi. Se il contadino non concima i suoi campi, non avrà buoni raccolti.

Non c’è sarto che non si punga con l’ago. Cioè in ogni lavoro ci sono sacrifici da fare.

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