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Proverbi sulle stagioni della vita

 

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La società contadina guardava con particolare attenzione al ciclo naturale della vita, che era dell’uomo ma anche di tutti gli esseri in generale. La nascita era comunque un lieto evento, soprattutto in una società contadina dove i figli erano braccia nuove per il lavoro. Certo, si sperava che fossero per la maggioranza di sesso maschile e che non avessero problemi di salute. In tempi in cui la durata media di vita era inferiore a quella di oggi, soprattutto per le limitate conoscenze mediche, la morte era maggiormente presente nella consapevolezza di ciascuno e maggiormente accettata. Inoltre le età estreme della vita dell’uomo venivano percepite come stati di grazia particolari: da un lato la giovinezza carica di risorse e di speranze, su cui si faceva affidamento per il futuro, dall’altro la vecchiaia, condizione ai tempi spesso di dolore e infermità ma anche età venerata per il carico di esperienza che portava.

Capelli neri, forti pensieri, capelli bianchi, pensieri stanchi. Guai e pensieri fanno bianchi i capelli neri.

Ogni bambino nasce col suo fagottino. Un bambino, anche quando nasce in una famiglia numerosa e poco abbiente, comunque diventerà grande perchè insieme ci si ingegnerà per non fargli mancare lo stretto necessario.

La legna raccolta da giovane, riscalda da vecchi. Se si lavora fin da giovani in vecchiaia si possono raccogliere i frutti di una vita di fatiche.

Gliene puoi dare cento con un bastone, ma la pianta vecchia non si raddrizza. Recuperare i ragazzi quando sono troppo cresciuti non è possibilie, anche se si usa la forza. Si devono educare i figli fin da piccoli.

Il ramo si piega finchè è giovane. E’ meglio impartire l’educazione finchè i bambini sono piccoli.

Il bisogno fa trottare la vecchia. Quando c’è bisogno anche una persona che non potrebbe correre si ingegna di farlo.

Non solo i vecchi son duri di orecchi. O anche “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, detto di chi non vuol sentire qualcosa non per motivi di udito ma perchè non gli fa comodo ascoltare.

I vecchi portano la morte davanti e i giovani dietro. La morte fa da spauracchio ai vecchi che la vedono vicina ma colpisce anche i giovani assalendoli come alle spalle mentre non se ne rendono conto e se ne credono immuni.

Se non si sveglia alla ventina, non si sveglierà nemmeno alla quarantina. Se una persona è poco sveglia da giovane, difficilmente lo sarà una volta diventata adulta.

Quando la carne si frusta, l’anima si aggiusta. Quando il corpo è prossimo alla morte si è più propensi a pentirsi dei propri peccati e a mettere a posto l’anima.

Chi muore esce d’affanni, ma tutti si vuol vivere cent’anni. Anche la vita più misera e dolorosa è preferibile alla morte.

Tutti si nasce piangendo e nessun muore ridendo. Ma c’è anche chi ha detto “Quando sei nato tutti ridevano e tu piangevi: vivi pienamente la vita e fà in nodo che quando morirai, tu possa ridere e tutti intorno a te piangano”.

La morte non sparagna re di Francia o re di Spagna. Ovvero la morte accomuna tutti, nobili e non nobili.

Morte di lupo, salute di pecora. Ovvero non tutte le morti sono da piangere…

Contro la morte nè mura nè porte. Cioè la morte non si può evitare come si evita un qualunque nemico.

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