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Proverbi su religione, santi e feste religiose

 

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Nei confronti della religione i contadini avevano un rispetto dettato in parte da una sorta di utilitarismo, come se l’ingraziarsi i santi e i beati potesse allontanare dalla loro vita sciagure e disgrazie, in parte sostenuta dalla fede che i semplici hanno e vivono serenamente, con un rapporto con il divino che diviene un tutt’uno con la natura e l’essere uomo. C’era comunque del disincanto nell’osservare gli uomini di chiesa, rispettati nella loro funzione sacerdotale ma pur sempre considerati uomini e per questo fallibili e peccatori. Le feste religiose o feste comandate poi, erano attese con grande impazienza e spesso si rivelavano gli unici giorni di riposo in una vita di fatiche e di stenti. Erano anche i giorni in cui ci si metteva a festa, ovvero ci si vestiva bene e ci si permettevano pranzi meno umili di quelli quotidiani.

Si son venduti pure il ciborio. Detto di chi ha dovuto vendere anche oggetti che non dovrebbero essere in vendita.

Fortunato come un cane in chiesa. Si dice di chi non ha fortuna in quanto un cane in chiesa viene scacciato a pedate.

Sei andato a vestire il prete? Si chiede a chi è arrivato in ritardo alla Santa Messa.

Morto un Papa se ne fa un altro. Nessuno è insostituibile o indispensabile a questo mondo.

A san Giusto, ch’era giusto, mancava un dito. Sta ad indicare che non esiste una persona veramente giusta.

L’olivo benedetto porta pace sotto il tetto. Detto legato al culto quasi scaramantico di alcuni oggetti usuali nelle ricorrenze religiose, come i rami di ulivo che vengono benedetti la Domenica delle Palme, quella prima di Pasqua.

Ci vuole fede pure a piantare un albero di ulivo. Per il fatto che gli alberi di ulivo entrano in piena produzione dopo molti anni, indubbiamente chi li pianta fa un investimento per il futuro. Quindi, nella vita ci vuole fiducia e fede a fare qualsiasi cosa.

Non sputare in cielo che in faccia ti torna. Non disprezzare niente di Dio se non vuoi che tale disprezzo ti si torca contro.

Non c’è nessun ladrone che non abbia la sua devozione. La religione è condivisa anche dai peggiori individui.

In Paradiso non si va in carrozza. Versione più conosciuta di Non bisogna mai dormire, se si vuole Dio servire, che inneggia a una vita di sacrifici e impegno per raggiungere la perfezione cristiana.

Preti, monache e frà, salutali e lasciali andà. Detto che dimostra una certa ritrosia di pensiero nei confronti delle figure ecclesiali.

Con i lavori fatti il dì di festa, il diavolo si fa una bella vesta. Proverbio che ammoniva il non rispetto del riposo domenicale. Da rispolverare in questi tempi di frenesia lavorativa.

Al cento per cento, nemmeno il Papa è contento. A Dio accendi una candela, al diavolo due.

Dio vede, Dio provvede. Alla grazia di Dio non gli si attacca niente, cioè non c’è niente da aggiungere.

Il diavolo insegna a rubare, non a nascondere. Altro modo del popolare Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Comanda più la serva del prete che la moglie del sindaco. La perpetua, per la sua presenza costante in canonica, spesso aveva conoscenza dei fatti più intimi delle famiglie che si rivolgevano al sacerdote.

La messa degli ubriachi. Detto della messa alla vigilia di Natale, a cui si partecipava dopo una cena abbondantissima.

Non è nemmeno nelle litanie dei santi. Detto a chi rispondeva in una discussione con un argomento completamente fuori tema.

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